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L'inaspettata liberazione di una donna della Corea del Nord che si attendeva fosse condannata a vita in un campo di prigionia politica, offre un raro barlume di speranza che le autorità dello stato repressivo possano allentare la morsa di ferro sulla popolazione.

Koo Jeong-hwa, trattenuta dopo aver attraversato il confine cinese-coreano con altre otto persone tra cui suo figlio di quattro anni, è stata rimpatriata forzatamente in Corea del Nord dalle autorità cinesi il 17 novembre 2017. Era stata detenuta da allora in un centro di detenzione nella città di Hoeryeong, accusata di tradimento per aver lasciato il suo paese.

Il figlio di Koo Jeong-hwa fu originariamente detenuto insieme a lei ma fu mandato da sua nonna dopo 20 giorni perché la struttura di detenzione disse che non poteva prendersi cura di lui. Soffriva per i geloni alle mani e ai piedi. Sebbene fosse stato rilasciato dal centro di detenzione, era rimasto a rischio di essere rinviato in un campo di prigionia politica insieme alla madre in caso fosse stata condannata, a causa della pratica "colpevole per associazione" in uso nella Corea del Nord, che spesso detiene intere famiglie di coloro che sono stati riconosciuti colpevoli.

"Ricevere buone notizie dalla Corea del Nord è un’opportunità molto rara e siamo lieti che Koo Jeong-hwa non sia più a rischio di subire minacce di tortura, altri maltrattamenti e internamento permanente in un campo di prigionia, almeno per ora. Può essere invece ricongiunta al suo figlioletto”, ha dichiarato Arnold Fang, ricercatore sull'Asia orientale di Amnesty International.

"Il recente miglioramento delle relazioni inter-coreane, così come le pressioni della comunità internazionale dopo che il caso di Koo Jeong-hwa è stato reso noto, potrebbero essere stati utili ad assicurare il suo rilascio altrimenti improbabile."

Suo marito, che ora vive in Corea del Sud, ha confermato che Koo Jeong-hwa è stata rilasciata il 6 marzo dopo che le accuse nei suoi confronti sono state ritirate. La notizia è stata posticipata a causa di problemi di sicurezza. Non è noto cosa sia successo alle altre persone che sono tornate in Corea del Nord con lei, né perché il procedimento nei suoi confronti sia stato archiviato. 

Negli ultimi due decenni, decine di migliaia di nordcoreani hanno lasciato il paese a causa di persecuzioni per motivi politici o religiosi oppure per il disperato bisogno di trovare cibo e lavoro. Molti di loro hanno attraversato il confine cinese-coreano.

Il governo cinese considera i nordcoreani che attraversano il confine senza un precedente permesso non come richiedenti asilo, ma come migranti economici irregolari. Se vengono catturati, vengono spesso rimpatriati forzatamente in Corea del Nord dove sono a rischio di lavoro forzato, tortura o altri maltrattamenti.

"Le autorità nordcoreane devono ora andare oltre le azioni frammentarie e rivelare la situazione nei campi di prigionia politica del paese, così come la sorte di tutte le altre persone che sono state rimpatriate forzatamente dalla Cina" ha aggiunto Arnold Fang. "La libertà di movimento è un diritto umano fondamentale e nessuno deve essere incarcerato per aver tentato di lasciare il proprio paese, a prescindere dalle circostanze".