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FORSE NON SARÀ DOMANI
vita e canzoni di Luigi Tenco
con Rocco Papaleo
e con Arturo Valiante, pianoforte
Guerino Rondolone, contrabbasso
Davide Savarese, batteria e percussioni
Marco Sannini, tromba
soggetto e testo Stefano Valanzuolo
musiche di Luigi Tenco
rielaborazioni Roberto Molinelli
produzione IMARTS
 
Rocco Papaleo porta in scena sabato 24 marzo alle ore 21.15 al Teatro Arena del Sole di Roccabianca lo spettacolo “Forse non sarà domani”, un racconto della vita e delle opere di Luigi Tenco attraverso canzoni, frammenti di interviste e lettere. Una scrittura originale in macro quadri di Stefano Valanzuolo sulla vita e le opere di Luigi Tenco che vede Papaleo protagonista e, allo stesso tempo, spettatore della vita del cantautore morto suicida cinquanta anni fa. Rocco Papaleo è conosciuto dal grande pubblico come attore di straordinaria intelligenza comica, caratterizzato da un’ironia sagace. Grazie alla sua capacità di far sorridere ed emozionare lo spettacolo ha il pregio di arrivare al cuore del pubblico. Accompagnato da ottimi musicisti quali Arturo Valiante al pianoforte, Guerino Rondolone al contrabbasso, Davide Savarese alla batteria e percussioni e Marco Sannini alla tromba, Rocco Papaleo si fa voce narrante e cantante muovendosi tra ricordi, lettere scritte e dialoghi diretti col pubblico, non senza quella ironia sorniona che lo caratterizza. Senza manierismi o affettazioni ma con la semplicità elegante di chi a Tenco ha voluto bene, di chi con la sua musica ha intrecciato momenti della propria vita, di chi è stato suo fan, e che ora ne diventa testimone sulla scena, in una condivisone collettiva con la platea, “Forse non sarà domani” riesce ad esprimere i pensieri e le emozioni del cantante attraverso brani come Cara maestra, Un giorno dopo l’altro, Lontano lontano, Uno di questi giorni ti sposerò, Ciao amore ciao. Il risultato è un giusto omaggio ad un artista eccezionale e vero che, a differenza di quanto sostenuto da molti, amava profondamente la vita e il pubblico. Il suo ricordo e le emozioni sono vive e nonostante sia impossibile chiuderle in una rigida struttura scenica, la scelta autoriale di dividere in quadri gli snodi principali della poetica artistica e umana di Luigi Tenco risulta chiara ed efficace attraverso l’associazione di una canzone del suo repertorio a ciascuno dei temi affrontati dallo spettacolo: l’amore, la famiglia, o ancora la musica, i media o l’odiato Festival di Sanremo. Risulta naturale che l’attore entri ed esca dal suo personaggio in un continuum impercettibile e che gli spettatori durante lo spettacolo vengano invitati a cantare rime che di certo avrebbero ripetuto sottovoce se non gli si fosse stata data l’opportunità di riportarle alla memoria in coro diretti dallo stesso Papaleo. Arrangiate in chiave beat o sotto forma di ballate jazz le musiche originali rielaborate per l’occasione da Roberto Molinelli corrono attraversando un tempo, quello degli anni ‘60, nostalgico a molti, e di cui sembra naturale sentirsi parte anche per chi anagraficamente non lo ha vissuto, ma che delle storie che lo hanno attraversato, dei personaggi che lo hanno abitato, e delle vicende politiche e sociali che lo hanno segnato ha conoscenza, quasi per innata empatia.