Le molestie ai danni delle persone (donne e uomini) vanno sicuramente perseguite, ma arrivare ad identificare come molestia una normale azione umana come può essere un semplice sguardo travalica i confini della ragionevolezza, il concetto di “sguardi lascivi” che in taluni casi è stato lamentato come molestia subita, espone qualunque persona usi le pupille per guardare un altro essere umano a subire un procedimento che lo esponga al pubblico ludibrio, una sorta di legittimazione di un processo alle intenzioni in questo caso addirittura presunte, frutto di pensieri nemmeno espressi. Poi perché guardare una persona a modo proprio, specie se in un luogo aperto al pubblico, dovrebbe essere una molestia?Quali parametri investigativi dovrebbe usare un inquirente per verificare la sussistenza di una presunta molestia da “sguardo lascivo”?

Se una donna guarda un uomo dal fisico prestante o, viceversa, quando un uomo guarda una signora che ritiene avvenente, ciò sarebbe uno “sguardo lascivo” e quindi una molestia da denunciare?

Dalla notte dei tempi è sempre stato un fatto naturale.

Una teoria del genere potrebbe spianare la strada per criminalizzare qualsiasi sguardo: “minaccioso”, “estorsivo”, “truffaldino” ecc., ammesso e concesso che ci possa essere una classificazione degli sguardi codificata per legge.

Applicando il concetto che esistono degli sguardi che ledono, chiunque può finire nel tritacarne giudiziario, a questo punto basta aggettivare gli sguardi degli individui in modo assai soggettivo e l’assurdità è compiuta.

Tutti gli accusati si difenderanno ribattendo che il loro sguardo è assai “costumato”, spiacenti che la vittima che lo percepisce come “lascivo” o chissà cos’altro.

Ognuno deve poter usare i propri occhi come meglio ritiene, se non è più possibile è questa la vera molestia, lasciamo la libertà di sguardo!

Salvatore Pizzo