Si è chiusa l’8 gennaio la possibilità di partecipare alla Open Call di Fotografia Europea, a cui quest’anno si sono candidati oltre 500 artisti e curatori da tutta Europea. I loro progetti sono stati attentamente visionati e valutati dalla giuria (anche direzione artistica del festival) composta da Luce LebartTim Clark e Walter Guadagnini tenendo conto delle finezze tecniche,  dell’attinenza al tema e dell’originalità con cui lo stesso è stato trattato.

I progetti fotografici proposti da Marta Bogdańska e Michele Sibiloni, sono stati ritenuti i migliori tra quelli pervenuti, in grado di comunicare un’interpretazione del tutto personale del concept – “La Natura ama nascondersi” - e stimolare nell’osservatore una riflessione sull’essenza della natura, spesso celata ai nostri sensi, ma che rivela la sua potenza in molteplici modi, in un processo continuo inteso come oscillazione tra l’essere e il divenire.

Il progetto SHIFTERS di Marta Bogdańska parte dal presupposto che solo ripensando alla posizione dell’essere umano nel mondo e guardando quindi oltre l’orizzonte antropocentrico, si possa realizzare una coesistenza vera e profonda, che includa quindi anche gli animali. Il lavoro è iniziato con una ricerca d'archivio e una raccolta di articoli sulle spie animali in guerra e mettendo poi in relazione questa storia sfaccettata con quella della loro liberazione e dei loro diritti. SHIFTERS è così composto da un ampio archivio, un video-saggio di 12 minuti, dieci Sound Stories, collage e testi.

SHIFTERS ci ha particolarmente colpiti – scrive la giuria - per l'ampiezza e l'eccentricità delle oltre 3.000 immagini raccolte dall'artista polacca Marta Bogdańska: un'indagine avvincente sull'uso e l'addestramento degli animali come soldati, spie, poliziotti e kamikaze. La serie si basa su concetti come quello di Éric Baratay, "la storia dal punto di vista animale" e la "biopolitica" di Michel Foucault - l'ampia gamma di azioni e tecnologie usate per esercitare un'influenza sugli esseri viventi - riuniti attraverso un ricco mix di immagini d'archivio, ricerche artistiche, file video e audio, oltre a laboratori e persino borse per animali”

Michele Sibiloni, invece, stimola  una riflessione sul futuro dell'alimentazione mondiale e sul precario equilibrio degli ecosistemi naturali attraverso il progetto NSENENE, che documenta i momenti frenetici delle attività della raccolta delle cavallette (Nsenene, appunto) in Uganda, a cui si alternano lunghi periodi di attesa e speranza; tempistiche sempre meno prevedibili a causa del cambiamento climatico. Quella della raccolta di questi insetti ricchi di proteine, è un'attività al confine tra passato e futuro, tradizione e modernizzazione, raccontata da Sibiloni con un linguaggio visivo altamente suggestivo, a metà tra il codice cinematografico, documentario e finzione. 

La giuria ha trovato estremamente interessante “l'audace approccio visivo di Michele, che ha ripreso i suoi soggetti al buio e tra le nebbie notturne, che evoca un senso allucinatorio dell'effetto della natura sulle società umane e sulla comunità globale in generale, in particolare in relazione alla fame nel mondo e alla scarsità di cibo.”

I visitatori di Fotografia Europea 2024 potranno dunque apprezzare i progetti vincitori esposti nelle sale di Palazzo da Mosto a Reggio Emilia. I fotografi avranno l’opportunità di lavorare all’allestimento a fianco del team del festival sfruttando un’occasione unica per mettersi in luce su un palcoscenico di rilevanza internazionale, appuntamento ormai d’obbligo per il mondo della fotografia.