Il Procuratore della Repubblica di Parma Alfonso D’Avino ha ottenuto l’annullamento di un’ordinanza del tribunale della stessa cittadina emiliana, che il 17 febbraio 2022 aveva disposto la revoca di una condanna al boss della camorra Patrizio Bosti. Il capo della procura di Parma ha impugnato il provvedimento in Cassazione che gli ha dato ragione, Bosti stava scontando nel carcere parmense una condanna a 16 anni per omicidio e “in continuazione” ad essa altri anni due, mesi quattro e giorni ventiquattro di reclusione per associazione mafiosa, il provvedimento oggetto del ricorso del procuratore riguarda la porzione di condanna minore che, stando a quanto rilevato, è stata già oggetto di una decisione della Corte d’Appello di Napoli, inoltre D’Avino lamenta che il giudice del Tribunale di Parma “non ha esplicitato le ragioni per le quali ha ritenuto di accogliere l'istanza”. La Cassazione ha deciso che il Tribunale di Parma si dovrà nuovamente esprimere in merito. Bosti è ritenuto trai fondatori della famigerata “Alleanza di Secondigliano” il cartello di camorra che imperversa nella parte nord di Napoli. Il boss, 64enne, già nel maggio del 2020 era stato scarcerato in anticipo dopo 12 anni trascorsi in regime di isolamento, a seguito della decisione del Tribunale di Sorveglianza con un risarcimento di 2.672 euro per le "condizioni disumane" nelle quali aveva trascorso gli anni di carcere. Dopo aver lasciato il carcere di Parma tornò a Napoli ma dopo quattro giorni fu nuovamente arrestato su ordine della stessa Procura di Parma per un ricalcolo della pena. Bosti fu arrestato nel 2008 dai Carabinieri a Girona, in Spagna, dopo tre anni di latitanza.

 Salvatore Pizzo