Nel 2016 una maestra che all’epoca esercitava la sua professione nell’Istituto Comprensivo di Noceto fu ingiustamente perseguita, poi dopo oltre 3 anni di calvario giudiziario fu assolta e la sentenza è oramai definitiva, oggi riceve una nuova, indiretta, soddisfazione. Uno degli ufficiali di polizia giudiziaria che ebbe un ruolo importante nelle indagini che la coinvolsero, riveltatesi inconsistenti e imbarazzanti durante il processo svoltosi nel Tribunale di Parma (giudice Maria Cristina Sarli), dopo essere stato licenziato per motivi disciplinari per vicende avvenute nel comune dove si è nel frattempo trasferito, si era rivolto a sua volta al giudice che gli ha dato torto confermando il licenziamento. Il giudice del Tribunale di Livorno, Federica Manfré, al termine del dibattimentro, ha emesso un giudizio sfavorevole per il ricorrente, riconoscendo il corretto agire dell'Amministrazione datrice di lavoro e rigettate le richieste dell’uomo lo ha condannato al pagamento a favore della controparte di € 3500,00 e delle altre spese processuali. L’ex poliziotto municipale adesso potrà ancora rivolgersi alla Corte d’Appello. La maestra di scuola primaria subì l’umiliazione di vedersi notificato il provvedimento giudiziario mentre era in classe, davanti ai suoi piccoli alunni di scuola primaria nell'Istituto Comprensivo di Noceto.

La docente era finita a giudizio dopo un’indagine svolta dai vigili urbani del paese parmense, che suscitò un rilevante clamore mediatico sulla stampa nazionale. Le contestavano l’”abuso di mezzi di correzione”, in realtà nel processo emerse che erano solo ramanzine fatte ad alunni vivaci e l’”abbandono di minore" era in realtà l'episodio di un bambino, particolarmente esuberante, che durante le ore di scuola si era avvicinato a una finestra dicendo giocosamente di volersi “buttare giù”.

Voci di paese strumentalizzate fino a convincere gli inquirenti che ci fosse un reato hanno creato un dramma umano che per delle inezie ha fatto rischiare il carcere a una stimata professionista, così come riferito da numerosi testimoni ascoltati durante il processo. La Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, il cui coordinatore Salvatore Pizzo, fu l'unico rappresentante sindacale a presenziare alla lettura della sentenza, fece evincere che le prove usate dall’accusa sono state in realtà utilissime per la difesa della maestra assistita dall’avvocato Emanuele Cucchi. La Gilda degli insegnanti di Parma e Piacenza auspica che la docente possa al più presto rivalersi in tutte le sedi dei danni subiti, infatti anche l’accusa aveva chiesto l'assoluzione per la quasi totalità delle contestazioni di reato che le sono state ascritte. Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda degli insegnanti di Parma e Piacenza, così commenta riferendosi a chi espone agli inquirenti fatti spesso interpretati negativamente: “E’ ora di iniziare a reagire contro chi si reca negli uffici giudiziari accusando i docenti di ogni nefandezza" - e continua - "in ore e ore di immagini e audio registrati durante le indagini, nel corso delle udienze come prove a sostegno dell'accusa spesso vengono esibiti solo pezzi di frasi e frazioni di secondo di immagini decontestualizzate, quando siamo costretti a riprendere alunni indisciplinati” – continua – “ricordiamo che il nostro ruolo è quello di fare lezione non di fare i baby sitter”.