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“Questo è quello che pensa la dirigenza di ISVRA” - spiega Stefano Caporossi - “siamo a lavoro da giorni per sviscerare cosa non funziona nel metodo di imputazione di alcune tasse. Passiamo le giornate al telefono con imprenditori che ci raccontano i loro problemi”.

 
I governi italiani che si sono susseguiti negli ultimi anni, hanno forse troppo trascurato il turismo e l’agricoltura italiana, approfittando di un vento favorevole soffiato tanti anni fa e che ha fatto vivere di rendita l’Italia fino ad oggi. Il periodo positivo degli anni settanta e ottanta ha sicuramente lanciato così in alto il Made in Italy, tanto da far sentire i politici italiani, fino a ieri, scettici e al sicuro da lunghe e catastrofiche crisi economiche, il concetto era: “durerà poco, presto ci sarà la ripresa, tanto gli italiani hanno la memoria corta”.
 
Poi ecco il Coronavirus e tutto si ridimensiona, l’effetto si vede da subito ma peggiore sarà il dopo se non si prenderanno con urgenza alcune decisioni.
 
Se il Governo saprà programmare da subito la ripartenza dell’economia, i danni saranno limitati, contrariamente, saremo sorpassati dai paesi più lungimiranti e difficilmente l’Italia sarà in grado di riprendersi.
 
La prima mossa strategica per rilanciare l’offerta turistica sarà: “abbassare i prezzi” e dopo “l’incentivo di soggiorno”, un prezzo al consumo più basso sarà determinante, per fare ciò - secondo l’analisi di ISVRA - non bisognerà togliere i soldi dalle buste paga dei dipendenti, ma un grande aiuto ci sarà, rendendo congrue le tasse cosiddette a “forfait”.
 
“Il prezzo al consumo” – spiega Pusceddu Mario Presidente dell’Istituto e imprenditore – “ è determinato dai costi, più una percentuale che l’imprenditore ritiene adeguata per il suo guadagno. Ma come è possibile determinare quanto influisce sul prezzo al consumo una tassa fissa, senza sapere quanto sarà l’incasso? È praticamente impossibile, cosa diversa se nella composizione del prezzo, l’imprenditore sa, per esempio, che l’immondizia influisce per 1 euro a coperto, l’acqua 2 euro e via dicendo”.
 
Dopo questa semplice analisi, la proposta di ISVRA è che alcune tasse andranno riviste, senza togliere niente a nessuno, ma solo utilizzando il buon senso. Alcuni esempi:
 
-         L’abbonamento RAI, dovrà essere proporzionato all’utilizzo, se una camera lavora il 30% durante l’anno, il costo dell’abbonamento sarà del 30%, idem il televisore in un ristorante.
 
-         La SIAE, l’RCF e le altre società che prevedono questo tipo di tassazione, stesso discorso dell’abbonamento RAI.
 
-         La TARI: non dovrà essere quotata sulla base dei metri quadri della struttura, ma sulle presenze, in sostanza, sull’effettivo sporco che produce un’azienda.
 
-         Tutte le tasse: Regionali, Provinciali e Comunali dovranno essere commisurate all’utilizzo della struttura, si pensi al suolo pubblico, è corretto pagarlo solo quando si utilizza.
 
Le pubbliche amministrazioni dovranno cambiare atteggiamento nei confronti delle aziende, impegnandosi a capire come far pagare le aziende nel modo più giusto e non come farle pagare di più.
 
Nel Governo, nelle Regioni e nei Comuni, parallelamente ai tavoli che lavorano per l’emergenza “coronavirus” - continua la proposta di ISVRA - sarebbe opportuno aprirne altri che inizino a lavorare sulle criticità della ripresa e sulle difficoltà delle imprese.