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La curatela fallimetare di Inexo S.r.l. ha tentato di portare avanti l' impugnativa alla variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Pordenone relativa all'area dell “ex cotonificio Amman”, ma il Tar del Friuli Venezia Giulia ha ricontrato vari vizi formali nella procedura ed ha dichiarato il ricorso improcedibile. La parte contestata è quella in cui il comune ha modificato la classificazione urbanistica delle aree "caratterizzate dalla ingente presenza di fabbricati di archeologia industriale, per le quali la pianificazione previgente prevedeva destinazioni d’uso residenziali, commerciali, direzionali, ora subordinate alla messa sicurezza idraulica dell’ambito, in termini compatibili con l’esposizione dell’area al rischio di esondazione". La curatela fallimentare, difesa dai legali Giulia Milo e Vittorio Paolucci, è stata condanata anche a pagare le spese. Il  Comune di Pordenone è stato difeso dagli avvocati Fulvia Bressan e Francesca Mussio, non si sono costituite la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Pordenone, mentre l'Autorità di Bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione e l'Autorità di Bacino dei Fiumi dell'Alto Adriatico, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare,  l'Autorità di Bacino del Distretto delle Alpi Orientale sono state difese dall'Avvocatura dello Stato.  La decisioe è stata presa da collegio giudicante composto dai giudici: Oria Settesoldi (Presidente), Marco Rinaldi (Primo Referendario) e Nicola Bardino (Referendario, Estensore)

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 La destinazione urbanistica dell'area dell' “ex cotonificio Amman” è stata cotestata anche da Unipol Banca, che tramite gli avvocati Federico Gualandi e Andrea Graziosi ha presentato un analogo rircoso al Tar ed un ricorso straordinaio al Capo dello Stato. In questo caso il Comune di Pordenone è stato rappresentato dagli avvocati Fulvia Bressan e Francesca Mussio, mentre l'Autorità di Bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione e la Presidenza del Consiglio dei Ministri non si soo costituiti in giudizio. Unipol si ritiene parte in causa in quanto ha concesso alla Inexo una cospicua apertura di credito, garantita da un iscrizione ipotecaria a carico dell’area in questione e finalizzata alla realizzazione di un complesso edilizio polivalente. "Tale iniziativa immobiliare risulterebbe irrimediabilmente frustrata quando è stata modificata, in termini deteriori, la destinazione d’uso dell’area ipotecata, così da compromettere la garanzia e le connesse possibilità di recupero del finanziamento" . Lo stesso collegio giudicante che si era espresso in merito al ricoso della cuatela fallimentare ha rilevato che gli atti sarebbero stat notificati irritualmente alle cotroparti da parte di Unipol e lo ha dichiarato inammissibile.