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La storia buffa e straziante raccontata da Kafka nel racconto “Una relazione per un’Accademia” e portata in scena da Giuliana Musso in “La scimmia”, sabato 30 novembre alle ore 21.15 al Teatro di Ragazzola, è un tagliente apologo sul valore e il rispetto dell’identità. La vicenda è quella paradossale ma di estrema verosimiglianza di una scimmia diventata uomo che dettaglia la propria esperienza di fronte a un'illustre accolita di professori. La messinscena di Giuliana Musso, nella sua asciuttezza e semplicità d'allestimento, è un lavoro teatrale di grande forza e intensità: con le fattezze e l'andatura di Charlot, la sua ex scimmia per sopravvivere tra gli umani che l'avevano catturata ha scelto di calcare la strada del varietà. E’ un'artista acclamata, adulata, lodata. Nel suo abbandonare la natura animale, e quindi libera, ha optato per il male minore, una professione che almeno le consentisse la libertà della fantasia. E' però forte la malinconia per una vita in cui il pensiero e la percezione erano una cosa sola, non c'era separazione tra corpo e mente. Nel caracollare sul palco, esprimendosi con un linguaggio di estrema forbitezza, con grande deferenza riferisce agli astanti il suo percorso di animale, dotato di intelligenza, che capisce di doversi adeguare per resistere: usa il suo acume per ottenere di nuovo la libertà, ma quella limitata dell'uomo, stretto nel conformismo e nell'omologazione. Con una straordinaria abilità mimetica Giuliana Musso non si cala banalmente nei panni di una scimmia, né in quelli di un uomo che fa la scimmia, ma riesce a incarnare la surreale realtà di una scimmia che scimmiotta l’uomo - diventandolo - e lasciando trapelare attraverso movenze buffe e grugniti tutto il dolore represso del protagonista. E inoltre carica ulteriormente il personaggio di movenze tipicamente mattatoriali nel senso di una fisicità comica che rimanda proprio agli anni di Kafka: non raramente in alcuni movimenti si può cogliere l’accenno alle prime comiche del cinema muto e all’arte di Charlie Chaplin.