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Il Tribunale di Parma ha condannato per favoreggiamento quattro persone, secondo le accuse avrebbero cercato di coprire gli autori dello stupro avvenuto nel 2014 nella sede della "Rete Antifascista" che aveva sede in via Testi nella cittadina emiliana. Tutti e quattro sono stati condannati a 8 mesi con la sospensione condizionale della pena, sono tre uomini e una donna. Due di loro erano già stati condannati a 1 anno e 8 mesi per falsa testimonianza. La vicenda da cui è derivato tutto risale al 9 settembre 2010, quando la vittima dello stupro aveva superato da poco i 18 anni, e nei mesi scorsi i tre presunti stupratori sono stati ritenuti colpevoli anche dalla Corte d’Appello di Bologna che ha confermato le condanne orginariamente inflitta dal Tribunale di Parma ma ha applicato una riduzione di pena: 3 anni e 1 mese di reclusione comminati ai due parmigiani finiti alla sbarra, F. C. e Francesco C., contro i 4 e 8 mesi ciascuno applicati in primo grado e 2 anni e 8 mesi di carcere per il romano V. P., che in a Parma aveva avuto 4 anni. Alla giovane è stato riconosciuto un risarcimento di 50mila euro. La scena della violenza era stata registrata dal telefonino di uno dei tre ed i video shock erano poi circolati sul web. La vicenda emerse casualmente solo alla fine di agosto del 2013 quando era scoppiata una bomba nei pressi di una sede di “CasaPound” e i carabinieri avevano iniziato le indagini. I due parmigiani che oggi hanno 32 e 28 anni, 26 anni il romano. La ragazza, una giovane mantovana, deponendo durante il processo di primo grado ha detto che ricorda poco di quei momenti, perché avrebbe bevuto una bevanda che le ha provocato uno stato di incoscienza. A quanto pare sarebbe stata attratta nella sede con una scusa, era venuta a Parma in treno per andare ad una festa, ma si sarebbe svegliata il giorno dopo mezza nuda. In un altro processo per violenza sessuale il comune di Parma si è costituito parte civile, ma l'amministrazione dell'ex grillino Pizzarotti in questo caso non lo ha fatto.