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Un carabiniere finito sotto inchiesta con l'accusa di aver errato in una procedura di servizio e poi assolto per non aver commesso il fatto, è stato costretto a far causa all'Arma la quale non voleva rifondergli le spese legali. Il militare era stato indagato e poi imputato per non avere prelevato la mitraglietta, prima di eseguire un servizio di pattuglia, e di non avere seguito l’itinerario previsto durante il servizio, ma il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale Militare lo ha assolto dopo un procedimento con il giudizio abbreviato. Il Giudice ha ritenuto, in particolare, quanto al mancato prelievo dell’arma, che il fatto non costituisca reato e, rispetto alla imprevista modificazione dell’itinerario, che il fatto nemmeno sussista. Il ricorrente ha quindi richiesto all’Amministrazione il rimborso delle spese sostenute per la propria difesa, rimborso che è stato tuttavia negato, in quanto i fatti oggetto dell’imputazione, secondo il Ministero della Difesa, non sarebbero connessi al servizio prestato. Un diniego che il Carabiniere ha impugnato rivolgendosi al Tar del Friuli Venezia Giulia. Con lui era finito a giudizio anche un altro militare che aveva intentanto lo stesso contenzioso vincendo la causa. L'art. 18 del D.L. 67/97, convertito con Legge 135/97, prescrive che: "Le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti ed atti connessi con l'espletamento del servizio o con l'assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall'Avvocatura dello Stato". La decisione è stata presa dal collegio giudicante presieduto dal giudice Oria Settesoldi, con a latere Lorenzo Stevanato (Consigliere) e Nicola Bardino (Referendario, Estensore). Il carabiniere è stato difeso dagli avvocati Mattia Matarazzo e Valter Buttignol.