Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando a navigare nel sito accetti il loro utilizzo.

Guarda la Cookie Policy

View e-Privacy Directive Documents

Non hai abilitato i cookies sul tuo computer. Potrai modificare questa scelta.

Hai abilitato i cookies sul tuo computer. Potrai modificare questa scelta.

Amnesty International ha definito l’irruzione, alle 2 di notte del 19 settembre, negli uffici di una nota organizzazione non governativa palestinese per i diritti umani come “l’ultimo episodio di un più ampio attacco delle autorità israeliane contro la società civile dei Territori palestinesi occupati”.

Nel corso del raid negli uffici di Ramallah dell’Associazione “Addameer” per il sostegno e i diritti umani dei prigionieri, le forze di sicurezza israeliane hanno sequestrato computer, hard disk, file e attrezzature.

“Le autorità israeliane sono determinate a stroncare l’attivismo pacifico e a ridurre al silenzio le Ong. Quello di stanotte è stato un sinistro e calcolato attacco teso a interrompere il prezioso lavoro di ‘Addameer’ in favore dei diritti umani”, ha dichiarato Saleh Higazi, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Il messaggio alla società civile palestinese è chiaro: chiunque osi denunciare le violazioni dei diritti umani commesse da Israele rischia di finire sotto attacco”, ha sottolineato Higazi.

Gli uffici di “Addameer” erano stati oggetto di raid delle forze israeliane già nel 2002 e nel 2012. Nel corso degli anni molti esponenti di questa Ong sono stati arrestati e imprigionati.

Ayman Nasser, il coordinatore dell’unità legale di “Addameer”, è in carcere senza accusa né processo dal 17 settembre 2018. La scorsa settimana la sua detenzione amministrativa è stata prorogata per la quarta volta.

Negli ultimi anni le autorità israeliane hanno drasticamente intensificato la campagna nei confronti delle organizzazioni della società civile in Israele e nei Territori palestinesi occupati: una campagna fatta di continue aggressioni, legislazioni restrittive, politiche di governo ostili ed espressioni calunniose per delegittimare la loro azione in favore dei diritti umani.

Nel mirino sono in particolare le organizzazioni che chiedono la fine dell’occupazione, sollecitano l’accertamento delle responsabilità per i crimini di guerra e promuovono la sensibilizzazione dell’opinione pubblica attraverso il boicottaggio.