La risposta dei responsabili dell’Invalsi, a Parma e Piacenza, è stata indiretta e provocatoria, evidentemente chi pretende di occuparsi di “livelli scolastici di apprendimento” non ha la percezione del riconoscimento economico del lavoro delle persone. Dopo la nostra istanza, guardacaso, hanno convocato un’adunata dei dirigenti delle scuole delle due province emiliane ad un incontro tenutosi il 23 novembre all’ITIS “Da Vinci” di Parma, dove ha parlato un esponente di spicco dell’Invalsi. Auspichiamo che qualche Ds  illuminato in quella sede abbia avuto il buon gusto di precisare che bisogna pagare le persone. Sarebbe interessante capire come i gestori dell’Invalsi si approcciano al diritto, che nonostante tutto rimane una materia scolastica. Quando non si trovano degli escamotage per remunerare i docenti vessati dal sadismo delle tabulazioni, nelle scuole si pratica una nuova forma di caporalato: maestri e maestre costretti a fornire prestazioni impiegatizie gratuite, all’interno una struttura statale,  a favore di un ente con il quale non hanno stipulato alcun rapporto di lavoro.  Per quanto ci riguarda, di fronte a richieste di prestazioni senza remunerazione opteremo per lo scontro giudiziario nei confronti dell’Amministrazione e/o dei singoli.
Salvatore Pizzo
Coordinatore Gilda degli Insegnanti Parma e Piacenza