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Dalle ultime indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, l'ex cognato del boss avrebbe depositato nella filiale ginevrina di una banca tedesca circa 4,5 milioni di euro, almeno stando a quelli rintracciati fino ad oggi, ma secondo l’accusa sostenuta dai magistrati Paola Tonini e Giovanni Zorzi, Maniero avrebbe occultato in Svizzera circa 17 milioni di euro, il tutto con l'aiuto di un broker. I magistrati veneti hanno ricevuto una prima parte degli atti di una rogatoria internazionale che hanno intentato verso la Svizzera, che sono serviti per sostenere l'accuse nei confronti dell'ex cognato di Maniero Riccardo di Cicco e del borker Michele Brotini, entrambi arrestati a gennaio e tuttora detenuti. A "piede libero" è indagata anche la sorella dell'ex boss Noretta Maniero. Il conto di 4,5 milioni di euro sarebbe stato solo uno di quelli aperti da Maniero in Svizzera, fu aperto nel 2003 e pian piano svuotato fino al 2010, quando fu estinto, i soldi, secondo gli inquirenti, furono spostati in altre banche svizzere, ma i soldi del boss "vagavano" tra una banca svizzera e l'altra da molto prima, nel 1995 l'ex cognato di Maniero aveva dichiarato in un interrogatorio: «La consegna era di custodire l’importo e di depositarlo. Mi recai in Svizzera e accesi un conto in Ginevra presso una banca (...). Preciso che non portai materialmente l’importo in Svizzera, ma lo stesso in varie parti venne prelevato da vari soggetti incaricati dalla banca svizzera. (…) Gli importi vennero poi con varie operazioni spostati in altre banche, site in Lugano». Quando a Maniero sarebbero serviti dei contanti, fino al 2015, agiva uno “spallone”, titolare di un’agenzia finanziaria in Svizzera, che portava i soldi a Di Cicco, il quale li consegnava alla compagna di Maniero. I difensori degli indagati hanno chiesto che il procedimento penale, adesso nella fase dell'udienza preliminare, venga trasferito da Venezia a Firenze, luogo da cui l'ex cognato di Maniero avrebbe tenuto i rapporti con i contatti svizzeri.
Salvatore Pizzo