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Tre comuni della provincia di Udine hanno impugnato le tariffe energetiche che l'Eni ha applicato ai loro cittadini, ma il Tar del Friuli Venezia Giulia gli ha dato torto. A rivolgersi ai giudici amministrativi sono state le amministrazioni comunali di Forni di Sopra, Paularo e Forni di Sotto, rappesentate dall'avvocato Laura D'Orlando. Eni S.p.A. è stata difesa dagli avvocati Giovanni De Vergottini e Marco Petitto. I comuni lamentavano "l'inadempimento dell'obbligo assunto da ENI S.p.a. con la convenzione di data 19 marzo 1990, accessoria alla concessione trentennale del servizio di distribuzione di gas combustibili, di mantenimento di un'unica tariffa finale all'utenza indipendentemente dal tipo di gas distribuito". I Comuni di Forni di Sopra, Paularo e Forni di Sotto, riforniti esclusivamente con gas della tipologia aria propanata, in quanto non collegati alla rete principale del gas naturale, hanno chiesto di accertare e dichiarare l’inadempimento dell’obbligo assunto da ENI (subentrata all’originaria concessionaria Comergas S.p.a.) con la convenzione stipulata nel 1990 di mantenere un’unica tariffa finale all’utenza indipendentemente dal tipo di gas distribuito, nonché di condannarla al relativo adempimento. I tre enti hanno lamentato di avere riscontrato negli ultimi anni un sensibile incremento del prezzo del combustibile nei rispettivi territori e, in particolare, che il differenziale di prezzo relativo ai corrispettivi di vendita tra aria propanata e metano sarebbe pressoché il doppio. L’Eni s.p.a ha eccepito, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo e, in ogni caso, per difetto di legittimazione attiva in capo ai Comuni ricorrenti. Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha dichiarato il ricorso inammissibile in quanto ha ritenuto il difetto di legittimazione da parte dei comuni a poter agire, in quanto la convenzione prevede quali uniche parti contraenti la Regione e la Comergas s.p.a. (alla quale è successivamente subentrata la società Eni s.p.a.). Ciò scrivano i giudici: "Appalesa, infatti, in maniera inequivocabile, che le Amministrazioni locali ricorrenti non possono essere qualificate come concedenti e quindi titolari di una posizione idonea a far valere in sede amministrativa eventuali pretese legate al contenuto del rapporto convenzionale", inoltre precisano che "è da escludersi la legittimazione dei Comuni ricorrenti ad agire in giudizio in rappresentanza di altri utenti del servizio di distribuzione del gas nei propri territori, sia perché non è dimostrato che gli utenti siano residenti nei comuni ricorrenti, sia perché gli stessi hanno in essere un rapporto contrattuale diretto con la Società resistente, rapporto di cui non è assolutamente parte alcuno dei comuni ricorrenti". L'Eni ha, inoltre, sottolineato che in giurisprudenza è stato affermato che la legittimazione a ricorrere spetterebbe al Comune, quale ente esponenziale della comunità municipale, solo nei casi in cui esso agisca a tutela di interessi collettivi, purché si tratti di un interesse differenziato e qualificato che ruota attorno all'incidenza sul territorio comunale dei provvedimenti impugnati. Nel caso di specie, i Comuni ricorrenti – stando a quanto dai medesimi riferito, ma comunque non dimostrato – agirebbero, invece, in rappresentanza solamente di una parte dei propri cittadini ovvero di quelli che, ad oggi, hanno un rapporto con Eni per la fornitura dell’aria propanata, il che rende ulteriormente inammissibile l’azione proposta per un ente che è, invece, esponenziale dell’intera collettività.La decisione è stata presa dal collegio giudicante composto dai magistrati: Oria Settesoldi (Presidente), Manuela Sinigoi (Consigliere, Estensore) e Nicola Bardino (Referendario)