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Il 5 luglio la giunta militare al potere e l’opposizione sudanese hanno raggiunto un accordo per la condivisione del potere, presumibilmente per un periodo di tempo di tre anni. 

“Anche se il diavolo si nasconde nei dettagli, speriamo che questo sia un passo avanti verso la fine di decenni di orrendi crimini compiuti contro la popolazione del Sudan. L’accordo verrà giudicato da come coloro che condividono ora il potere proteggeranno i diritti fondamentali dei sudanesi, ciò che è mancato per oltre 30 anni”, ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International. 

“Due sono le cose che chi ora detiene il potere deve fare immediatamente. Anzitutto, impedire alle Forze di supporto rapido di svolgere qualsiasi attività di mantenimento dell’ordine pubblico, dato che hanno commesso crimini di guerra in Darfur e assassinato, torturato e sottoposto a orribili violenze tanti manifestanti dopo la caduta del presidente al-Bashir”, ha precisato Naidoo. 

“In secondo luogo, c’è l’immediato bisogno di un’indagine indipendente sulle brutali violenze commesse contro i manifestanti. Il mondo ha assistito con orrore al massacro di cittadine e cittadini comuni sudanesi che pretendevano i loro diritti. Chi ora ha il potere non immagini neanche per un secondo che dimenticheremo quelle atrocità. Chiediamo una piena assunzione di responsabilità per quello che è accaduto”, ha aggiunto Naidoo. 

“Oggi non possiamo dire che l’accordo segni la fine dell’incubo per la popolazione sudanese. Quel che è certo è che è la testimonianza della straordinaria determinazione e resilienza mostrate da persone comuni che hanno scelto di battersi per i propri diritti”.