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Gli agostiniani a Romano e il culto della Beata Vergine della Cintura
domenica 9 giugno 2019, ore 17.00
sala Tadini - M.A.C.S. di Romano di Lombardia


Intervengono: M. Cristina Rodeschini, direttore Accademia Carrara, Paolo Plebani, conservatore Accademia Carrara, Tarcisio Tironi, direttore M.A.C.S., Angelo Loda, conservatore M.A.C.S. e Bruno Cassinelli, responsabile allestimenti M.A.C.S.


Protagonista di un approfondimento, il dipinto di Giovan Paolo Cavagna (Bergamo, 1556 – 1627) intitolato Madonna della cintura con i Santi Agostino, Monica, Nicola da Tolentino e devoti è stato realizzato tra il 1600 e il 1610. Appartenente alle collezioni di Accademia Carrara e concessa in comodato al museo di Romano di Lombardia, la pala è stata al centro di studi approfonditi che chiariscono l’origine della committenza e mettono in luce aspetti della pittura e della devozione in Lombardia all’inizio del Seicento. Dopo il restauro promosso da Fondazione Creberg, la Madonna della cintura è stata esposta nel 2018 al Museo Adriano Bernareggi, per la mostra Visioni, apparizioni, miracoli. La pittura di Giovan Paolo Cavagna e la mostruosa meraviglia, a cura di Simone Facchinetti. Oggi, grazie alle ricerche eseguite da Bruno Cassinelli e Tarcisio Tironi nell’archivio della parrocchia di S. Maria Assunta e S. Giacomo Apostolo a Romano di Lombardia, viene ricostruita la storia del dipinto con importanti scoperte che aiutano a comprendere vicissitudini e protagonisti. “Il dipinto di Giovan Paolo Cavagna - raccontano Bruno Cassinelli e Tarcisio Tironi - risale al primo decennio del Seicento; era fin dalle origini collocato sopra l’altare della cappella della Beata Vergine della Cintura nella Chiesa del Convento di S. Maria della Misericordia. Nel 1777, successivamente al Decreto di soppressione (1769) e prima della vendita all’asta del convento (1789), la pala fu trasportata nella chiesa parrocchiale, dove la Compagnia della Madonna della Cintura, cui apparteneva il dipinto, si era nel frattempo trasferita. Nell’impossibilità di collocare la pala, la confraternita nel 1779 vendette il dipinto a Francesco Galbiati che un anno più tardi, lo rivendette al conte Giacomo Carrara per 87 lire. Il dipinto, patrimonio di Accademia Carrara, è ora in comodato temporaneo al M.A.C.S., Museo di Arte e Cultura Sacra”. I risultati degli studi portano a identificare le figure collocate in basso nel dipinto come offerenti abitanti di Romano e non più come devoti. “Furono i componenti di due famiglie di forestieri a commissionare al Cavagna l’opera per l’altare della Cappella della Cintura, facendosi ritrarre dall’artista negli angoli inferiori della tela. Tra questi: la famiglia dei Firmini, chiamati Li Calepij, sulla quale abbiamo posto la nostra attenzione per l’attribuzione della committenza; nel 1604 questa famiglia risultava proprietaria di uno casamento grande con hera, et horto, seu brolo con altri luoghi inferiori e superiori … ubicato alla contrada della Pioppa o della Gamba”. “Il museo preserva le opere d’arte – spiega M. Cristina Rodeschini – sospendendole dal mercato che, con le proprie dinamiche, da secoli alimenta il collezionismo. Bergamo gode di un lungimirante progetto: intelligenti collezionisti, a partire dal fondatore di Accademia Carrara, Giacomo Carrara, hanno dato vita a prestigiose raccolte d’arte per poi donarle alla comunità. La monumentale pala di Giovan Paolo Cavagna, in origine realizzata per Romano di Lombardia, venne dispersa all’epoca delle soppressioni, messa in salvo da Giacomo Carrara che l’acquistava, per venire infine consegnata al museo. Il ritorno oggi del dipinto al Museo d’Arte e Cultura Sacra introduce un concetto che da qualche tempo la Carrara si è prefissata di sviluppare: restituire opere alle comunità di appartenenza. Nel Madonna della Cintura, cui apparteneva il dipinto, si era nel frattempo trasferita. Nell’impossibilità di collocare la pala, la confraternita nel 1779 vendette il dipinto a Francesco Galbiati che un anno più tardi, lo rivendette al conte Giacomo Carrara per 87 lire. Il dipinto, patrimonio di Accademia Carrara, è ora in comodato temporaneo al M.A.C.S., Museo di Arte e Cultura Sacra”. I risultati degli studi portano a identificare le figure collocate in basso nel dipinto come offerenti abitanti di Romano e non più come devoti. “Furono i componenti di due famiglie di forestieri a commissionare al Cavagna l’opera per l’altare della Cappella della Cintura, facendosi ritrarre dall’artista negli angoli inferiori della tela. Tra questi: la famiglia dei Firmini, chiamati Li Calepij, sulla quale abbiamo posto la nostra attenzione per l’attribuzione della committenza; nel 1604 questa famiglia risultava proprietaria di uno casamento grande con hera, et horto, seu brolo con altri luoghi inferiori e superiori … ubicato alla contrada della Pioppa o della Gamba”. “Il museo preserva le opere d’arte – spiega M. Cristina Rodeschini – sospendendole dal mercato che, con le proprie dinamiche, da secoli alimenta il collezionismo. Bergamo gode di un lungimirante progetto: intelligenti collezionisti, a partire dal fondatore di Accademia Carrara, Giacomo Carrara, hanno dato vita a prestigiose raccolte d’arte per poi donarle alla comunità. La monumentale pala di Giovan Paolo Cavagna, in origine realizzata per Romano di Lombardia, venne dispersa all’epoca delle soppressioni, messa in salvo da Giacomo Carrara che l’acquistava, per venire infine consegnata al museo. Il ritorno oggi del dipinto al Museo d’Arte e Cultura Sacra introduce un concetto caso particolare il dipinto è stato studiato e l’approfondimento consente di riappropriarci di importanti elementi che arricchiscono la conoscenza della comunità di Romano di Lombardia, del museo in cui l’opera potrà essere ammirata e di Accademia Carrara, che la conserva da più di duecento anni”.