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Le Ferriere Giobatta Bertoli fu Giuseppe S.r.l. di Udine hanno fatto causa al Ministero dello Sviluppo Economico ed hanno avuto ragione, dovevano percepire un incentivo di poco più di un1 milione 645 mila euro, ma la Direzione Generale per l'Incentivazione delle Attività Imprenditoriali del Ministero Sviluppo Economico Divisione X presso lo stesso dicastero, che non si è nemmeno costituito nel giudizio, ha deciso unilateralmente di ridurre l'importo a 200mila euro. Lo stanziamento era dovuto al “progetto di riorganizzazione della capacità produttiva di cui alla domanda del 19 giugno 2004”. Con decreto in data 2/12/2011 autorizzava il contributo ma nei soli limiti del “de minimis” (€ 200.000,00), adducendo a motivazione che “l’erogazione degli incentivi a suo tempo concessi alle imprese in questione ha subito una sospensione a seguito dei profili di criticità emersi in sede di notifica della misura alla U.E., che hanno impedito il completamento di tale procedura nei confronti della Commissione Europea”, nonché richiamando la nota dell’Assofond – Federazione Nazionale Fonderie n. 118570 del 28 luglio 2010, con cui era stata sottoposta alla valutazione del Ministero “la possibilità di procedere all’erogazione degli indennizzi nelle forme previste dal de minimis”. Scrivono i magistrati del Tar del Friuli Venezia Giulia nella loro sentenza: “La determinazione assunta col provvedimento opposto, desta, quindi, non solo sorpresa (in quanto non preceduta né dalla formale comunicazione di avvio del procedimento, né da qualsivoglia altro pregresso indizio rivelatore di quelle che avrebbero potuto essere le reali intenzioni dell’Amministrazione, sì da mettere comunque l’impresa interessata nelle condizioni di offrire le proprie eventuali osservazioni in merito), ma soprattutto appalesa la deplorevole superficialità con cui il Ministero ha condotto il procedimento in questione, atteso che durante il suo (lungo) corso ha, comunque, continuato a fornire all’Impresa rassicurazioni sulla positiva prosecuzione e definizione dello stesso e ha sempre e solo evidenziato di dover effettuare riscontri di carattere istruttorio”. Il Mise dovrà corrispondere ulteriori 1.445.365,58, differenza mancante rispetto ai 200mila euro già versati e con rivalutazione e interessi dal gennaio del 2009. La decisione è stata presa dal collegio composto dai giudici: Oria Settesoldi, (Presidente); Manuela Sinigoi (Consigliere, Estensore); Nicola Bardino (Referendario). La società ricorrente è stata difesa dagli avvocati Stefano Mendolia e Stefano Grassani.