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Quasi tutti, in Italia, conoscono Save the Children. Pochi, però, conoscono le sue origini e soprattutto la donna straordinaria che l’ha fondata, Eglantyne Jebb. La nascita dell’Organizzazione internazionale, che da 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini a rischio e garantire loro un futuro, è ora ripercorsa nel libro “I figli dei nemici” di Raffaela Milano, edito da Rizzoli e in uscita domani nelle librerie.

Cento anni fa, nel 1919, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, Save the Children nasce per soccorrere i bambini austriaci e tedeschi che stanno morendo di fame a causa del blocco navale imposto dalle nazioni vincitrici. La nuova organizzazione prende il via tra le polemiche. Gli inglesi non hanno nessuna voglia di preoccuparsi dei “figli dei nemici”, mentre duecentomila vedove stanno piangendo i loro cari morti in guerra.

Eppure, Save the Children riuscirà a ribaltare l’opinione pubblica e a imporre la necessità di soccorrere i bambini – tutti i bambini, nessuno escluso – al di sopra di ogni confine e di ogni barriera nazionalistica. “Non posso avere nemici con meno di sette anni”: così George Bernard Shaw sintetizza il suo sostegno alla causa. Ogni generazione di bambini offre all’umanità la possibilità di ricostruire il mondo dalle sue macerie.

Al centro di questa azione Eglantyne Jebb, testimone di una generazione di giovani donne che ai primi del novecento reclama uno spazio di azione pubblica, lungo la strada tracciata dalle suffragette. È una donna fuori dagli schemi, con un tono di voce sempre basso, un sorriso ironico, e una straordinaria capacità di far fare alle persone tutto ciò che vuole. Cresciuta in una famiglia di piccoli proprietari terrieri, nonostante l’ostilità del padre riesce ad andare a studiare ad Oxford e poi a Cambridge conquistando una libertà di azione rara per le ragazze del tempo.

Per il suo impegno Eglantyne Jebb viene anche arrestata, con l’accusa di aver distribuito in piazza, nel centro di Londra, volantini raffiguranti i bambini austriaci malnutriti, senza la preventiva autorizzazione delle autorità, e per questo sottoposta a un processo che si concluse con una multa simbolica di 5 sterline che il giudice, colpito dalla sua dedizione alla causa, si offrì di pagare per lei.

Di particolare importanza l’incontro tra Eglantyne Jebb e Papa Benedetto XV il quale, in una Enciclica, chiederà a tutte le diocesi di raccogliere fondi per Save the Children, nonostante questa sia una organizzazione non confessionale e per giunta guidata da una donna. In pochi anni Save the Children diventa una grande rete sovranazionale, un’organizzazione non governativa ante litteram, sviluppando programmi innovativi e un approccio moderno al mondo della comunicazione e della raccolta fondi. Un segno di speranza in un mondo pieno di ombre, dominato da rancori e spinte nazionalistiche, pronte ad esplodere, di lì a poco, con la seconda guerra mondiale.

È ad Eglantyne che dobbiamo la stesura della prima Dichiarazione dei diritti del fanciullo, adottata dalla Società delle Nazioni, l’antesignana della Convenzione Onu dei diritti dei bambini e degli adolescenti che proprio quest’anno compie 30 anni.

La ricostruzione si avvale di lettere, diari, e documenti inediti in cui l’autrice, dal 2011 Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, attraversa i primi decenni del Novecento per restituire ai lettori l’impegno e la dedizione di una donna che ha sfidato il suo tempo in nome dei bambini più vulnerabili perché – diceva – “come esseri umani è impossibile stare a guardare mentre i bambini muoiono di fame senza fare nessuno sforzo per salvarli”. Una storia che ha molto a che fare con i problemi e le emergenze di oggi.