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Il Comune di Marano Lagunare perde, almeno per adesso, lo scontro istituzione che vede l'ente locale contrapposto alla Regione Friuli Venezia Giulia in merito al dragaggio del canale Coron. La Regione, rappresentata dagli avvocati Ettore Volpe e Daniela Iuri, ha impugnato l'ordinanza del Sindaco che lo scorso 5 settembre aveva ordinato all’impresa Costruzioni Cicuttin s.r.l. la sospensione immediata dei lavori, iniziati lo scorso 18 luglio, di sversamento dei fanghi di dragaggio. Il comune è stato difeso dall'avvocato Mauro Iob. L'ordinanza prescriveva che la ditta doveva immediatamente attivarsi, fino al superamento delle situazioni di pregiudizio dell’utilizzo dell’area per l’esercizio dei diritti di uso civico a favore dei cittadini di Marano Lagunare, termine ultimo il 29 settembre 2018, con ripristino dello stato dei luoghi a propria cura e spese, ma la Regione non è dello stesso avviso, aveva previsto un intervento di dragaggio del canale nella laguna di Marano-Grado, trattandosi dell’unica via di accesso navigabile alle darsene di Aprilia Marittima. L'appalto ha un valore di 392.841,41 (iva esclusa). I materiali scavati sono stati riposizionati all’interno di un’area, sita alla confluenza tra i canali Coron e Cialisia, già individuata e utilizzata nell’ambito di precedenti lavori di dragaggio, essa è stata perimetrata mediante palificazione e l’inserimento di una rete idonea a trattenere il sedimento e a consentire il drenaggio dell’acqua, allo scopo di favorire la formazione di una velma, da trasformarsi, successivamente, in barena. In merito erano stati preventivamente acquisiti i pareri dell' ARPA, dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 2 “Bassa friulana-isontina” e del Servizio paesaggio e biodiversità della Regione Friuli Venezia Giulia, secondo i quali l’intervento non determina un’incidenza significativa sul sito d’importanza comunitaria. La decisione è stata presa dal Tar, il comune aveva anche avanzato il difetto di giurisdizione sostenendo che la competenza fosse del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche ovvero del Commissario per gli Usi Civici, ma i giudici amministrativi hanno specificato che il bacino appartiene al demanio marittimo e non già al demanio idrico delle acque pubbliche, quindi di loro competenza. I giudici amministrativi hanno condannato il Comune di Marano Lagunare a rifondere alla Regione Friuli Venezia Giulia le spese di lite quantificate in 5mila euro. Il collegio giudicante era composto dai magistrati: Oria Settesoldi, Presidente, Manuela Sinigoi, Consigliere e Nicola Bardino, Referendario Estensore