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A cura di Maria Teresa Cannizzaro e Fiorella Operto (associazione Passato e Futuro)
Museo del Bijou di Casalmaggiore (CR)
Inaugurazione: sabato 22 Settembre alle ore 17.00 con defilé di abiti e monili d’epoca Periodo: 22 Settembre – 4 Novembre 2018


A poco più di un anno dalla sua scomparsa, Kenneth Jay Lane (22 Aprile 1932 – 20 Luglio 2017) viene celebrato per la prima volta in Italia dal Museo del Bijou di Casalmaggiore con una antologica “alfabetica” curata da una delle più apprezzate esperte di bigiotteria americana, la prof. Maria Teresa Cannizzaro, in collaborazione con la dr.ssa Fiorella Operto. Il genio del costume jewelery USA, che a Providence (Rhode Island) ha mosso i primi passi verso una folgorante carriera che lo ha reso una icona di stile in tutto il mondo, trova un degno riconoscimento nelle vetrine della Sala Zaffanella in una mostra che esalta le sue creazioni bigiottiere più originali e strabilianti, ripercorrendone soggetti, tendenze, linee e successi.
Sono centinaia i bijoux di Kenneth Jay Lane che possono essere ammirati in mostra, messi a disposizione dalla associazione culturale Passato e Futuro di cui è presidente Maria Teresa Cannizzaro e che si occupa da anni di studiare e valorizzare la storia della bigiotteria americana, dalle sue origini (a Providence) così legate all’emigrazione dall’Italia, all’attuale collezionismo, organizzando conferenze, mostre, incontri fra l’Italia e New York, promuovendo ricerche e pubblicando articoli e libri. Grazie alla competenza dei suoi membri, questa mostra vuole fornire una approfondita conoscenza di Kenneth Jay Lane, attraverso un percorso fra alcune delle sue più iconiche creazioni, spille, collane, anelli e orecchini di straordinaria bellezza e lucentezza, dai colori e dai soggetti più disparati, dagli animali esotici alle mille sfumature dei fiori, dal corallo allo stile Deco, dal classicismo all’etnico, dalla piccola tartaruga all’esuberante ranocchia.
Catalogo “Brillanti illusioni”, di Maria Teresa Cannizzaro, Ediz. Ass. Passato e Futuro, € 18,00
Durante il periodo della mostra sarà possibile acquistare i bijoux di KJL presso il negozio Glamour – abbigliamento & shoes - piazza Garibaldi 29 (Casalmaggiore). I proventi saranno devoluti alla associazione Il sorriso di Mietta Onlus.
Evento collaterale: venerdì 12 ottobre, Columbus Day, ore 21,00 - “Brillanti illusioni: il talento degli italiani”, conferenza di Maria Teresa Cannizzaro e Asta silenziosa di bijoux di Kenneth Jay Lane. 

Kenneth Jay Lane
Nato a Detroit nel 1932, dopo gli studi presso la Rhode Island School of Design di Providence e alcune importanti collaborazioni per Vogue e Dior, Kenneth Jay Lane approdò al mondo della bigiotteria nel 1963. Grazie ad un’amicizia comune, alcuni dei suoi progetti arrivarono all’attenzione di Wallis Simpson, duchessa di Windsor, che lo raccomandò a tutti i suoi amici. Fu l’inizio di una carriera straordinaria, grazie alla perizia con cui sapeva riprodurre con materiali non preziosi (ma scelti con cura quasi maniacale) i gioielli dei marchi più famosi, ma anche alle sue doti di designer, alla sua lungimiranza, alla cultura e alla curiosità di cui era ricco. Ha lasciato il suo segno nel mondo del fashion creando pezzi “storici” come i bangle (bracciali a fascia), o i suoi grandi orecchini, tutti decorati con maxi cristalli che sapeva abbinare con estrema maestria e cercando minuziosamente il colore perfetto. Rilanciò con successo lo stile Deco, si ispirò allo stile asiatico, all’India, all’Africa e a tutte le altre mete dei suoi lunghi viaggi; fantastici i gioielli a forma di animali, ad esempio la linea ispirata ai felini, che creò rifacendosi a quella di Cartier creata nel 1940 per la duchessa di Windsor.
Vollero, negli anni, indossare le sue creazioni alcune delle massime icone di stile ed eleganza femminili, quali ad esempio Jackie Kennedy, Liz Taylor, Lana Turner, Audrey Hepburn, Sofia Loren, Barbara Bush; più recentemente Sarah Jessica Parker, Sofia Coppola, Brooke Shields, Beyoncè, Angelina Jolie. Diana Vreeland, Direttrice di Vogue USA, arbitro della moda, gli aprì moltissime porte, tra cui quella del Metropolitan Museum di NY, che gli ha dedicato una delle sue sale. Lane, cui durante la vita sono stati conferiti tantissimi riconoscimenti e premi, è anche considerato un vero genio del marketing.
Kenneth Jay Lane è deceduto nel 2017, a 85 anni; ha lasciato a Chris Sheppard, suo storico braccio destro, l’intero business del suo marchio. La sua vita è raccontata nella autobiografia “Kenneth Jay Lane: Faking It”.
“Quel che veramente gli piaceva creare erano gioielli fatti per durare, che potessero essere indossati per tutto l’anno, non in un solo periodo o in una sola stagione. Perciò Kenneth Jay Lane utilizzava tecniche e materiali abbastanza diversi da quelli tradizionalmente usati nella produzione della costume jewellery: raccontava quanto fosse difficile per le maestranze di Providence accontentarlo, perché magari dell’oggetto da lui disegnato non avevano colto una sfumatura impercettibile, che però, ai suoi occhi, faceva la differenza fra ciò che è statico e ciò che sembra vivo, e che già deve comparire nel modello in cera o nel prototipo scolpito nel metallo. Con la stessa cura sceglieva le pietre dei suoi bijoux, perché per lui i rubini dovevano avere lo stesso color sangue di piccione di quelli veri di Burma, gli zaffiri la stessa trasparenza di quelli di Ceylon o del Kashmir, ‘non certo l’opacità di quelli del Montana!’ Anche per le sue fusioni non ha mai utilizzato come base l’usuale white metal, ma il più resistente peltro americano (che assorbe una maggiore quantità di rodio) o di Hamilton gold a 14 karati, che permette di ottenere risultati spettacolari. In mostra abbiamo cercato di dar conto di tutta la profondità, la ricchezza e l’ingegno racchiusi nella figura di Kenneth Jay Lane attraverso alcuni dei suoi pezzi più famosi e iconici, insieme a quelli meno conosciuti da collezionisti e dagli appassionati, ma abbiamo voluto dare anche conto del contesto storico in cui KJL ha mosso i primi passi e a cui sempre è rimasto legato, quella Providence che, grazie a una serie di fortunate 

congiunture (geografiche, belliche, etniche, economiche…), ha visto letteralmente nascere la bigiotteria americana”.
-Maria Teresa Cannizzaro-
"Quando negli Anni '60 (allora lavoravo come creatore di calzature per Dior) mi venne l'idea di realizzare gioielli, non potevo certo immaginare il successo che avrei avuto”: i bijoux del fabulous fake Kenneth Jay Lane hanno acquistato e continuano a mantenere una popolarità che cresce di giorno in giorno: un pubblico sempre più vasto ha cominciato a collezionarli, sicchè le sue creazioni vanno tuttora all’asta in sedi prestigiose, a prezzi da capogiro. Amico e consigliere di donne ricche e famose, è stato definito però “il gioielliere democratico”, perchè ha reso possibile alle donne di qualunque ceto sociale di possedere gli stessi gioielli che ornano una principessa o una first lady.
Grande ammiratore di Benvenuto Cellini, Cartier, Fulco di Verdura, di cui si sentiva una moderna reincarnazione, è stato un orgoglioso artigiano che utilizzava materiali poveri -come leggere paste di vetro o resine acriliche colorate- per trasformarli in “zaffiri” e “rubini”, o in “perle” che, come riconoscevano i suoi stessi detrattori, ingannerebbero un’ostrica, “coralli” che sembrano appena staccati da uno scoglio. Osservatore curioso e attento del mondo animale, instancabile viaggiatore, Kenneth Jay Lane trovava ispirazione ovunque, dalle conchiglie che raccoglieva in spiaggia e poi ricopriva di strass, ai monili delle tribù africane o delle civiltà precolombiane. L’elegante opulenza che si trasforma in disegno classico è la chiave di volta della bellezza dei suoi bijoux, favolosi capolavori “falsi”, a volte più ricchi e sfolgoranti di quelli veri.


Maria Teresa Cannizzaro
Storica del Costume, è nata a Roma, dove ha studiato filosofia presso l’Università la Sapienza laureandosi con il massimo dei voti. Docente di letteratura italiana, storia e filosofia, per molti anni ha ricoperto anche il ruolo di Preside Supervisore di un prestigioso liceo linguistico romano.
Negli anni ’80 “scopre” l’America: ne visita moltissimi stati e soggiorna a lungo a New York (dove tuttora risiede per vari periodi dell’anno), diventando collezionista di bijoux d’epoca. Le sue radici culturali la spingono a studiarne l’origine, la storia, i materiali, le tecniche di lavorazione, sotto la guida di Peter Di Cristofaro e Alfred Weisberg, fondatori del Providence Jewelry Museum. Scrive articoli su riviste specializzate nazionali ed americane, ha tenuto e tiene conferenze presso importanti istituzioni culturali (Palazzo della Provincia di Roma, Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, Teatro Modena di Genova, Palazzo della Tromba di Trento, Palazzo Comunale di Rivoli ecc.) e seminari presso l’Istituto di Progettazione della Moda e del Gioiello della Facoltà di Architettura dell’Università Statale di Firenze. Quale Presidente della Associazione Culturale Passato e Futuro, Sezione Italiana del VF&CJ (Vintage Fashion and Costume Jewelry Club) con sede principale a New York, ha organizzato mostre e convegni nazionali ed internazionali.
Suoi l’ideazione, il materiale e la collaborazione con il Providence Jewelry Museum per la realizzazione della mostra “BRILLANTI ILLUSIONI. Il talento degli Italiani in America” che, tenutasi come sua prima tappa a Chieti, presso il Museo della Civitella, è stata progettata come itinerante in Italia e in Europa.
Ha pubblicato sul tema i volumi “Brillanti Illusioni”, Edizioni Essegi, 2000 (ristampato in occasione di questa mostra); “Bijoux Americani”, Federico Motta Editore, 2003; “Bijoux delle Feste”, 24 Ore Cultura, 2011.
Come riconoscimento dei suoi studi sulla città, sulla comunità italiana in essa presente ed in particolare per le sue ricerche volte a valorizzare l’opera di artigiani ed artisti operanti nel campo dell’industria della bigiotteria, le è stata conferita la Cittadinanza Onoraria della città di Providence (Rhode Island, USA).