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Contestato il concorso per un incarico di ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Fisica presso l'Università di Trieste ed una volta annullati gli atti, di fronte all'inerzia dell'ateneo ad eseguire la sentenza del Tar risalente al maggio del 2015 è stato nominato un commissario ad acta. L'istanza affinché ciò avvenisse è stata presentata ai giudici amministrativi da Piero Nicolini, uno dei candidati interessati. Il ricorrente nel rammentare che la sentenza che ritiene violata/elusa aveva accolto parzialmente il ricorso da lui proposto avverso gli atti afferenti alla pubblica selezione indetta dall’Università degli Studi di Trieste per l’assunzione n. 1 ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Fisica (Settore concorsuale 02/A2 – Fisica teorica delle interazioni fondamentali – Settore scientifico disciplinare FIS/02 – Fisica teorica e modelli matematici), ha contestato la nuova attività valutativa posta in essere, che, seppur in tutto o in parte diversamente declinata in termini di punteggio, ha portato alla conferma dell’ordine di merito già in precedenza formulato e precisamente: 1) Nesti con punti 91, come già in precedenza; 2) Notari con punti 88, anziché gli originari 90 punti; 3) Nicolini con punti 87, anziché gli originari 89 punti. Ritiene, infatti, che l’operato della Commissione risulta in frontale contrasto con il dictum della sentenza, essendo state del tutto disattesi i principi di diritto da essa enunciati e finanche i presupposti di fatto su cui si fonda la decisione; il tutto nello sviato ed evidente fine di confermare, ad ogni costo, il vincitore all’epoca prescelto. Il controinteressato prof. Alessio Notari, costituitosi nel giudizio, ha rilevato, in via preliminare, l’erronea determinazione del rito applicabile, ritenendo che il presente giudizio dovrebbe seguire quello ordinario ha poi contestato la fondatezza dell’azione.
L’Università degli Studi di Trieste si è costituita con il patrocinio dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Trieste per resistere al ricorso principale e a quello incidentale, eccependo, in via preliminare, l’improcedibilità di quest’ultimo per sopravvenuta carenza d’interesse, stante l’avvenuta chiamata del ricorrente incidentale Notari per l’incarico a seguito della rinuncia al posto da parte del primo in graduatoria Nesti. Scriveono i magistrati del Tar Friuli Venezia Giulia: “Il fatto che la Commissione abbia ritenuto di precisare, nel corso della prima seduta, che la valutazione dei titoli, tra cui quello ora in esame, <è effettuata considerando specificamente la significatività che esso assume in ordine alla qualità e alla quantità dell’attività di ricerca svolta dal singolo candidato> rende, infatti, già di per sé evidente l’illogicità della valutazione in forma numerica, laddove, nell’ambito di una scala da 0 a 10 (ovvero quella prevista per la sotto-voce in esame), ritiene, in sostanza, di poter assegnare punteggi molto elevati (tali dovendosi ritenere quelli a partire dall’8 in su) a tutti e tre i candidati, operando, quindi, un distinguo irrisorio tra i medesimi (di 1 o 2 punti), sebbene dai relativi curricula emerga una sostanziale differenza quanti-qualitativa tra le attività didattiche dai medesimi svolte. Il ricorrente risulta, infatti, titolare di quindici corsi universitari, mentre il dott. Nesti ne ha due. Il primo è stato relatore o correlatore di quattordici tesi di dottorato, master e lauree, mentre il secondo è stato relatore solamente per due tesi di dottorato e una di master. Quest’ultimo, quale assegnista di ricerca sino al 2012, non poteva, infatti, essere titolare di corsi universitari. L’attività didattica del II graduato, dott. Notari, è ancor più modesta, tanto che la Commissione ha ritenuto comunque di valutarlo con un punteggio inferiore al dott. Nesti. Se, poi, si considera che la stessa Commissione ha ritenuto di definire l’attività didattica del ricorrente <notevole… a="" livello="" dei="" corsi="" di="" master="" e="" supervisione="" tesi="" triennali,="" dottorato="">, coerentemente con il giudizio già espresso nel corso della valutazione preliminare, laddove aveva appuntato l’attenzione sul fatto che il medesimo aveva espletato tale attività sia in Italia che all’estero, come docente di corsi universitari, e che era stato relatore di numerose tesi di laurea e dottorato, nel mentre con riguardo al vincitore si è limitata unicamente a riportare, in maniera quanto mai , <attività didattiche="" a="" livello="" dei="" corsi="" di="" base,="" master="" e="" dottorato;="" attività="" tutorato="" supervisione="" tesi="" dottorato="">, non potendo, all’evidenza, esprimere alcun particolare apprezzamento quanti-qualitativo, dato che, già nella fase preliminare, aveva sottolineato che il medesimo presenta una , ecco che l’illogicità denunciata dal ricorrente è del tutto evidente, atteso che, a fronte di un giudizio motivazionale che avrebbe dovuto naturalmente indurre ad operare degli apprezzabili distinguo in termini di punteggio, la Commissione ha, invece, appiattito tutte le posizioni verso l’alto ovvero verso quella dell’unico candidato, che, risultanze documentali alla mano, risultava effettivamente meritare un punteggio elevato. Non è superfluo evidenziare, inoltre, che, con riguardo al dott. Notari, la Commissione si è limitata a riportare <attività didattica="" e="" di="" supporto="" alla="" a="" livello="" dei="" corsi="" laurea="" triennale="" master="">, come, del resto, già nel corso della valutazione preliminare, ove aveva ritenuto unicamente di che il medesimo . Attività, dunque, di ben diverso spessore quantitativo e qualitativo rispetto a quella svolta dal ricorrente, ma, pur tuttavia, con un otto. Analogamente è a dirsi con riguardo ai punteggi attribuiti ai candidati di cui si discorre con riguardo alla sotto-voce (lett. c), atteso che le indicazioni motivazionali riportate nelle schede di ciascun candidato non sono assolutamente in grado di dare contezza delle ragioni per cui al candidato Notari, che vanta 11 anni di posizioni post-doctoral in Italia e all’estero, è stato attribuito il punteggio massimo attribuibile, pari a 15 punti, al candidato Nesti, che vanta 13 anni, 13 punti e al ricorrente, che ha al suo attivo ben 15 anni di analoga attività, solamente 10 punti. Anzi, proprio il numero di anni di attività vantati da ciascuno dei tre concorrenti induce a ritenere del tutto illogici i punteggi attribuiti ai medesimi e ciò in considerazione del fatto che anche la valutazione del titolo in questione avrebbe dovuto essere effettuata considerando specificamente la significatività che esso assume in ordine e che, in punto motivazione, oltre alla durata dell’attività null’altro di rilevante è stato esplicitato, non potendo, ovviamente, valere quale elemento di discrimine ai fini dell’attribuzione di un maggiore o minore punteggio l’eventuale prestigio dell’Istituzione o del gruppo di ricerca ove la specifica attività è stata espletata. Come correttamente sottolineato dal ricorrente nei propri scritti di difesa, la Commissione non ha, infatti, previsto tale aspetto quale criterio valutativo per apprezzare la qualità dell’attività svolta (…) Va da sé, che, avuto riguardo al punteggio complessivo conseguito dal ricorrente, di soli 2 punti inferiore a quello del vincitore, il dott. Nicolini ha tutto l’interesse a vedere rivalutata l’attività didattica del primo e del secondo graduato, nel rispetto dei criteri stabiliti e delle motivazioni già spese dalla Commissione, nonché, per tutti, quella di formazione o ricerca, nel rigoroso rispetto dei soli criteri valutativi già esplicitati (…). Ne deriva l’obbligo per l’Università intimata di rieditare l’attività svolta a partire dal momento e nella parte in cui è risultata incisa dalle illegittimità ora accertate, nel rispetto dei principi di diritto ritraibili dalla presente decisione”. In buona sostanza la commissione avrebbe dovuto solo riparametrare i punteggi al livello di pregio già in precedenza accertato. La Commissione, in sede di rivalutazione, ha ritenuto, infatti, di esprimere una nuova motivazione sia in relazione all’attività didattica svolta dal candidato Nesti, che in relazione a quella svolta dal candidato Notari, sulla cui scorta ha, poi, giustificato i (nuovi) punteggi di 7/10 e 6/10 loro rispettivamente attribuiti. Il Tar ha dato all’Università degli Studi di Trieste il termine di 45 giorni dalla notificazione della sentenza, per ottemperare correttamente, decorso infruttuosamente il termine dianzi indicato, dovrà provvedere, senza ulteriore indugio e comunque non oltre il termine di ulteriori 45 giorni, il commissario ad acta nella persona del direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trieste o suo delegato. La decisione è stata emessa dal collegio presieduto dai giudici: Oria Settesoldi (Presidente), Manuela Sinigoi (Consigliere, Estensore) e Nicola Bardino (Referendario)