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Turchia

Il segretario generale di Amnesty International Salil Shetty è oggi ad Amburgo per rivolgere un appello ai leader dei G-20 affinché sollecitino il presidente turco Erdo?an a rilasciare immediatamente e senza condizioni Idil Eser e Taner Kiliç, rispettivamente direttrice e presidente di Amnesty International Turchia, e a porre fine all'assalto contro la società civile turca.

"Per la prima volta nella sua storia, Amnesty International ha in un solo paese presidente e direttrice dietro le sbarre. Insieme a tutti gli altri difensori dei diritti umani in carcere, devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni", ha dichiarato Shetty.

"Se i leader riuniti al vertice dei G-20 non prenderanno le parti della società civile turca sotto attacco, di questa non sarà rimasto più nulla quando si svolgerà il prossimo vertice. Diciannove anni fa, Amnesty International dichiarò prigioniero di coscienza il presidente Erdogan, la stessa persona che oggi è responsabile della massiccia repressione contro i diritti umani in Turchia", ha aggiunto Shetty.

"Non mi fermerò fino a quando i miei colleghi e le persone detenute con loro non torneranno in libertà. Sono arrivato ad Amburgo per chiedere ai leader mondiali di agire", ha sottolineato Shetty.

Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, è stata arrestata il 5 luglio insieme ad altri sette difensori dei diritti umani durante un corso di formazione che si stava svolgendo in un albergo dell'isola di Büyükada, al largo di Istanbul.

Idil Eser è sottoposta a un periodo di sette giorni di detenzione ed è sotto indagine per "appartenenza a un'organizzazione armata terroristica".

Taner Kiliç, presidente di Amnesty International Turchia, è stato arrestato il 6 giugno e tre giorni dopo è stato incriminato per "appartenenza all'Organizzazione terroristica Fethullah Gülen”. Si trova tuttora in detenzione in attesa del processo.

Amnesty International è convinta che le accuse nei loro confronti siano infondate e sta chiedendo il loro rilascio immediato e incondizionato, così come quello di tutti i difensori dei diritti umani arrestati insieme a Idil Eser.

Ulteriori informazioni

Idil Eser
Alle 10 di mattina del 5 luglio Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, altri sette difensori dei diritti umani e due formatori internazionali sono stati arrestati dalla polizia in un albergo dell'isola di Büyükada, al largo di Istanbul, mentre stavano prendendo parte a un corso di formazione.

Per oltre 28 ore - quattro in più rispetto a quanto consentito dalla legge turca - non hanno potuto contattare i loro avvocati e, sempre in contrasto con la normativa del paese, neanche i loro familiari.

Le autorità hanno fornito informazioni sulla loro situazione solo alle 15 del 6 luglio.

I sette difensori dei diritti umani arrestati con Idil Eser sono: Ilknur Üstün, della Coalizione delle donne; Günal Kursun, avvocato dell'Associazione Agenda per i diritti umani; Nalan Erkem, avvocata, dell'Assemblea dei cittadini; Nejat Tastan, dell'Associazione osservatorio sull'uguaglianza dei diritti; Özlem Dalkiran, dell'Assemblea dei cittadini;
Seyhmuz Özbekli, avvocato e Veli Acu, dell'Associazione Agenda per i diritti umani.

Taner Kiliç
Il presidente di Amnesty International Turchia è stato arrestato il 6 giugno e incriminato, tre giorni dopo, per "appartenenza all'Organizzazione terroristica Fethullah Gülen”. Si trova in detenzione in attesa del processo.

L’unico elemento addotto a sostegno dei presunti legami di Taner Kiliç con il movimento di Gülen è che nell'agosto 2014 sarebbe risultata installata sul suo telefono cellulare l’applicazione di messaggistica Bylock, che secondo le autorità turche era usata dai membri della “Organizzazione terroristica Fethullah Gülen“.

Non è stata presentata alcuna prova a sostegno di quest’affermazione e Taner Kiliç nega di aver mai scaricato o usato Bylock, applicazione della cui esistenza era stato ignaro fino a quando di recente era stata menzionata in occasione di arresti e condanne.

Il suo arresto è stato ampiamente condannato da governi e organismi internazionali, tra cui il dipartimento di Stato Usa, l'Unione europea, il Consiglio d'Europa, così come dalle rappresentanze diplomatiche di 16 paesi. Numerose organizzazioni per i diritti umani e della società civile hanno inoltre dato vita alla campagna #FreeTaner.

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