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Made in ItalyE’ stato salutato con unanime favore il recente obbligo di dichiarare in etichetta l’origine del latte venduto tal quale o impiegato nella produzione lattiero-casearia. E’ prevedibile che la stessa regola, già vigente per l’olio d’oliva, sarà estesa ad altri settori dell’agroalimentare.  Ma - come emerge dall’analisi di ISVRA, Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo - di prodotto agricolo italiano ce n’è sempre meno e l’industria alimentare fa sempre più ricorso all’importazione dall’estero per rispondere ad una domanda mondiale che premia il prestigio della produzione agroalimentare del nostro Paese.

ISVRA ha esaminato, prima di tutto, i prodotti certificati DOP e IGP, la gran parte dei quali, deve essere realizzata con materia prima agricola di provenienza nazionale. Nell’intervallo temporale considerato (2010-2015), la produzione alimentare certificata “tutta italiana” è cresciuta del 20% mentre l’esportazione ha segnato un +54%. I prodotti DOP e IGP disponibili per il mercato italiano sono aumentati solo del 10%. In prospettiva, se la produzione agricola nazionale continuerà a crescere molto meno dell’export, gli italiani dovranno mangiare sempre più “estero”, e pagare sempre più caro il prodotto “tutto italiano”.

ISVRA ha poi considerato l’intero comparto agricolo italiano. Fra il 2010 e il 2015, la superficie coltivata, per effetto di una urbanizzazione disordinata e invasiva, si è ridotta dell’8% mentre la produzione, grazie all’incremento delle rese, ha segnato una flessione più contenuta (-4%). Le carni nazionali macellate (bovine, bufaline, ovicaprine  e suine) sono diminuite del 17%. La produzione di latte è invece cresciuta del 4%, ma soddisfa solo il 65% del fabbisogno.

Questo andamento della produzione primaria - osserva ISVRA - garantisce una teorica autosufficienza alimentare nazionale di circa l’80%, destinata tuttavia, nei fatti, a ridursi ulteriormente per soddisfare la crescente esportazione di prodotti agricoli (+18%) e dell’industria alimentare (+36%). Tant’è che la nostra importazione è cresciuta, per i prodotti agricoli del 23%, e per i prodotti dell’industria alimentare del 15%.

“Per conservare al Made in Italy alimentare la sua autenticità, legata alla tradizionale origine del prodotto agricolo italiano - dichiara Mario Pusceddu, presidente di ISVRA - è urgente arrestare la sottrazione di suolo alle coltivazioni.

C’è poi da migliorare la produttività, la qualità e l’ecocompatibilità dei nostri prodotti agricoli perché siano più idonei alle nuove esigenze dell’industria di trasformazione, e riducano l’impiego di acqua, concimi chimici di sintesi e antiparassitari. Già oggi il Made in Italy alimentare è sostenuto dal ricorso ad importazioni di prodotti agricoli dall’estero; se la produzione primaria continuerà a diminuire, sarà sempre più fenomeno industriale slegato da quella simbiosi con l’agricoltura nazionale che ne ha storicamente rappresentato il tratto distintivo e vincente”.

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